Contact Improvisation Dance
L'arte del sentire, senza attaccamento.
Ho iniziato Contact Improvisation Dance. Da ricerca google: “La contact improvisation è una pratica di danza nella quale i punti di contatto fisico, fra almeno due danzatori, diventano il punto di partenza di un’esplorazione fatta di movimenti improvvisati.”
Feci la mia prima contact dance nel 2022 qua a Bali. Ero con Ineke, una delle ragazze incontrate a Lucid Flow con cui mi sono connessa da subito, assieme a Chris e Mel. Lei era già così libera e creativa. Una fotografa semplice ma elegante con un occhio sensibile, che viveva in giro per il mondo, lavorando a periodi sulle barche a vela. Avevamo fatto qualche giorno insieme a Ubud dopo il training, dove lei ai tempi era già di casa, e invece per me era ancora tutto da scoprire. Ricordo che quel giorno eravamo andati dall’healer ed era stata la prima volta che lo incontravo, e fu un’esperienza molto forte per entrambe. Uscendo da lì, confuse su cosa fare, le proposi di fare l’ecstatic dance da YogaBarn. Ma lei mi disse: “C’è la contact dance al Moksa, andiamo là!” Io non sapevo cosa fosse ed ero molto perplessa, ancora non avevo provato un’ecstatic dance, addirittura una contact? Ballare in contatto con sconosciuti? Ricordo che arrivammo di fronte a questa shala piccola con vista sulla giungla, luce soffusa, musica soft. Stava iniziando, tutti attorno ad una persona per la cerimonia del tè, che poi lentamente cominciavano a staccarsi e a muoversi, a liberarsi. Ero confusa e un po’ spaventata. Prenotai un GoJek e dissi ad Ineke: io vado a Yoga Barn ci sentiamo dopo. Poi, mentre lo aspettavo, inizia a guardare curiosa cosa stava succedendo, ed era una scena bellissima. I corpi fluttuavano in quel pavimento, la musica era dolce e li accompagnava, alcuni si univano e volavano insieme. Decisi di provare, ed entrai. Gojek cercava di chiamarmi mentre io mi lasciavo trasportare. Non lo presi mai. Dopo due ore ero distesa sul pavimento, con la mano di uno sconosciuto sulla mia pancia. Sudata, frastornata, ma con una mente nuova e piena di tante emozioni intense.
Fu un’esperienza incredibile. Che non mi era più capitata. Fino ad oggi.
Federico mi ci ha riportata. Più volte mi aveva detto: “Vieni il sabato mattina, danziamo al Paradiso”. Sono finita invece alla sua classe di spagnolo, ma poi quando siamo usciti, mi ha detto che la sua unica e vera passione, tra le tante cose che fa, è la contact improvisation dance. Allora mi sono ricordata di quell’esperienza con Ineke e gli ho scritto: “Voglio provare la tua dance.” Mi ha invitata il giovedì alla sua classe, perché lui questa cosa la insegna, oltre che praticarla, e così sono andata. C’erano quattro uomini (lui compreso) sdraiati a terra nella stanza di un cinema. “Benvenuta, vieni, entra in contatto con il pavimento”. Sbloccare anche quei pochi secondi di disagio, è solo il primo passo. Ma poi, mi sdraio anche io e decido di lasciarmi andare. E tutto comincia. Sai come entri, non sai come esci. Lui guida nell’ascolto del corpo, dell’acqua che abbiamo all’interno, nel sentire. E ciò che cerco sempre di più di fare, è proprio entrare in contatto con l’intelligenza del mio corpo, che va oltre la mente. Pratico quasi ogni giorno, medito, mi nutro di cose buone e sane, faccio sempre tanto movimento, non bevo alcool, dormo presto, mi sveglio presto.. Tutto si allinea e si sente, il corpo risponde. La prima lezione è stata potente. C’era un uomo, che per come era vestito mi inquietava. Fuori da quella stanza, probabilmente non l’avrei “scelto”. Eppure quando poi ha cercato il mio contatto, è stato colui che mi ha saputa far muovere nella maniera più morbida, sentendo la mia inesperienza, e trasmettendomi un senso di fiducia che mi ha permesso di sentirmi leggera as a feather, come dice Federico. La prima cosa che insegna la contact dance, è andare oltre l’apparenza (vedere) e fidarsi del contatto (sentire), percepire che cosa può nascere da esso. You invite me, I invite you. Quella persona era un insegnante di tango, un argentino che vive in Giappone, e ci siamo trovati a pranzo a parlare per ore di tante cose molto interessanti. Sono tornata il giovedì successivo, dopo qualche giorno a Uluwatu con le ragazze. L’energia di Uluwatu è completamente diversa da quella di Ubud - è come fare un break di leggerezza e superficialità, e ci vuole moltissimo, perché la vita è YIN / YANG (cit) - ma avevo desiderio di tornare e continuare questo percorso. E così venerdì sera sono tornata al Moksa, dove ero stata con Ineke nel 2022. Ero stanca, avevo corso la mattina con il RunClub, insegnato, poi fatto una pratica (perché mi scadevano le classi a YogaBarn) ma nonostante ciò (quando sono in ovulazione, sono piena di energia), avevo in testa di andare lì. Una ragazza all’ingresso mi ha chiesto se fosse la prima volta. “No, sono venuta già 3 anni fa.” “Ah era proprio all’inizio.” Mi dice. Mi ha dato dei pantaloni lunghi (per scivolare meglio) e, come nel 2022, un po’ titubante ho prima osservato e sentito l’energia della shala, e poi, lentamente, sono entrata, quando i corpi si stavano già svegliando. Mi sono fatta servire la mini tazza di tè, e poi, ho cominciato a scivolare. Che cosa succede quando sei in quella stanza, quali sono i pensieri che attraversano la mente?
Sono tanti, tantissimi. Cerchi di non pensare, ma la verità è che ognuno arriva lì con un peso sulle spalle, quello della propria giornata, delle proprie esperienze, delle proprie fatiche, dei propri dolori e delle proprie gioie. Sì arriva lì con qualcosa che in qualche modo si vuole dissolvere, cambiare e lasciare andare. Ascoltando l’intuito del corpo. Facendosi aiutare dagli altri. Così inizi a muoverti, distenderti, scrocchiarti, chiuderti, fluire. Dal pavimento ti espandi verso il cielo, in un gioco contro la gravità. Osservi gli altri. Magari qualcuno attira la tua attenzione e lo cerchi, magari i corpi si toccano e iniziano a muoversi insieme. Magari con quella persona che aveva colpito la tua attenzione il contatto svanisce e ne cerchi un’altra, oppure arriva senza cercarla, e ti lasci guidare. Il contatto deve essere solo un contatto, ma non devi aggrapparti, altrimenti diventi pesante. E’ l’errore che feci all’inizio con Federico “Don’t grab me.” Ci si appoggia, ma non ci si aggrappa. E nell’appoggiarsi, lievemente, la persona può sostenerti e aiutarti a fluire, aiutarti a cambiare pattern e ad atterrare in un’altra posizione. E trovo che ci sia un grande insegnamento dietro. In una relazione puoi trovare sintonia, fiducia, e se continui ad essere leggero, puoi continuare a fluire. Ma se ti aggrappi e diventi pesante, rompi quella leggerezza che naturalmente, senza sforzo, ti sosterrebbe. Ho danzato per due ore con diverse persone, donne, uomini, da sola. Non c’è performance, non c’è ego, è solo ascolto ed energia in movimento. Si muovono tante emozioni all’interno. Siamo acqua, e più muoviamo la nostra acqua, più qualcosa di nuovo emerge.

La mattina dopo, sabato, sono andata finalmente al Paradiso per la danza e non la lezione. L’energia era diversa dalla sera prima. Saremo state 50 persone. Wow. C’era anche Federico, sorpreso che avessi i pantaloni lunghi (gli avevo detto che non li volevo comprare, ma ho capito essere una regola per scivolare meglio, e ora ho un look impeccabile). Ho fluito con molte donne, delicatamente. Una delle ragazze con cui ho danzato, alla fine mi ha chiesto se era tanto che lo facessi. Le ho detto che era la mia terza volta. Era sorpresa, mi ha detto che lei era due anni che praticava e che sembrava che anche io lo facessi da tanto. Ho fluito con alcuni uomini, uno in particolare aveva tanta forza ed energia e mi ha fatto letteralmente ribaltare, mi ha schiacciata (mi si è staccata anche una piuma), ma mi ha anche spronata ad osare. Ho ancora tanto da imparare. E vorrei muovermi in maniera ancora più sciolta, come ho visto fare in molti. (Rileggo una settimana dopo, e così è stato, oggi ho sbloccato ancora di più). Ho cercato il contatto con una persona e poi mi ha lasciata andare poco dopo e in qualche modo ci sono rimasta male. E ho capito che non dovevo. Ogni contatto, è un atto che può durare un istante o che può ripetersi per un’ora, prevede un incontro e un distacco, come con tutte le persone nella vita. È un gioco libero di equilibrio dove ci si affida ad un’intelligenza e ad un istinto fisico ed emotivo. Niente è permanente, tutto cambia continuamente, cambiamo noi, le nostre emozioni, gli eventi. E così le persone intorno che incontriamo. Ad ora, per quello che ho vissuto, penso che la contact dance insegni al massimo l’arte del non attaccamento pur vivendo pienamente il momento, con presenza. Quella presenza è molto intima e profonda. Ma più pratichi, più diventi abile nel viverla con leggerezza. Sono convinta che quelle persone che continuano a tornare, lo fanno perché in quella presenza, c’è molto amore, conforto, sostegno, e la sensazione di essere tutti ugualmente fragili. In un mondo che ha paura di legami, di compromettere la propria libertà e di mostrarsi vulnerabili, questa forma artistica permette di essere liberi di essere sé stessi, fragili o forti, di tornare bambini e giocare, e di testare la propria capacità di vivere i rapporti umani con più leggerezza, garantendoci presenza al 100% ma sapendo che un attimo dopo la vita potrebbe separarci ancora. Senza aver paura di ballare da soli, anzi. Perché di nuovo ci si potrebbe reincontrare. Ed è forse questo il segreto di una relazione che dura?
Ho visto un film al cinema qua a Ubud, lo stesso cinema che diventa il teatro della contact dance. Parlava di come ognuno si incontri nella vita con alle spalle traumi e pattern che, nonostante ci sia un interesse reciproco, alle volte non ci permettano di portare avanti una relazione. Nel film i due protagonisti vengono portati da un navigatore a entrare nelle porte del passato insieme, a rivivere i rispettivi traumi, e così, guardandoli, guarendoli, alla fine decidono di provarci. Poco fa parlavo con Christine di questo, perché da alcuni mesi sta vivendo una relazione, e lei è come me una donna che si è costruita la sua libertà. Mi ha detto del lavoro continuo che devono fare per creare fiducia reciproca ogni giorno, perché anche quando sembra essere tutto perfetto, poi di nuovo possono emergere insicurezze, paure. Niente è permanente, tutto cambia e più impariamo ad accettare questa cosa, che non si può fermare niente e niente è nostro, più si può imparare a vivere una relazione sana.
Credo che nel fluire, possa comunque esserci la scelta di fermarsi e mettere delle basi, che è quello che sto facendo io con la mia vita. So che niente di quello che ho è permanente e vivo tutto quello che arriva senza attaccamento, ma allo stesso tempo, scelgo di radicarmi in certi luoghi, avere una base dove tornare sempre e dove, eventualmente, poter creare qualcosa di nuovo. Sto insegnando in questi giorni da SoleLuna, e quello che assorbo, lo sto trasmettendo nelle pratiche. Dopo la prima classe di contact, ho insegnato un mandala vinyasa sull’acqua molto connesso all’esperienza che avevo vissuto, sulla fluidità del corpo e sul rilascio delle emozioni. Alla fine della classe una ragazza ha pianto molto, e mi era molto grata.
Dalla contact sono tornata all’ecstatic, perchè l’altro giorno in motorino ascoltavo della musica dance e avevo un sacco voglia di ballare. Ballare davvero, non fluire, e per fortuna da Alchemy c’era un evento e un’ecstatic dance per la luna piena. Forse per questo avevo bisogno di cambiare, tornare ad un’energia più maschile, più yang. La musica era bella, l’energia delle persone potente, e fuori un fuoco dove bruciare qualcosa da cambiare. E questa luna in Gemelli, dicono essere uno specchio, che invita ad osservare quello che siamo e sentiamo in questo momento. Invita ad ascoltarsi e a sederci con la nostra storia. E in caso valutare, quale pattern dobbiamo smettere di ripetere? Siamo noi a creare la nostra storia. Questa mattina dovevo correre con il run club, ma ho spento la sveglia, ero stanca. Sono andata a camminare e poi a una classe di yoga, a caso. La classe non mi è piaciuta, ma evidentemente era quello che dovevo vivere. Sono stanca (settimana prima del ciclo), sono confusa, perché cambiare pattern crea disorientamento all’inizio. Sono venuta al Moksa con il computer, dove stasera c’è la contact. Intanto scrivo, rifletto. E una mia amica mi ha appena scritto che anche lei vorrebbe passare tanto tempo a Bali. Eh si, è stupendo. Perché è stupendo? Perché ognuno qua ha la possibilità di essere veramente chi è e come vuole. Oggi sono lenta, strana, in ascolto, sento la luna. E l’isola mi risponde: brava, fermati, aspetta, ricevi. La vita lenta, che tutti adorano instagrammare quelle 3 volte all’anno quando vanno in vacanza per poi tornare alla frenesia di tutti i giorni, qua è la semplice normalità. E non significa vivere più lenti o nullafacenti, anzi, è proprio il contrario. Significa vivere ancora più intensamente, in costante ascolto.
Concludo, perché se no non concludo più, prima di inviare la NL alle 11:11, perché finita la contact di ieri sera, ho scritto a Maggie che avrebbe dovuto raggiungermi: “Sono strana, sento che deve succedere qualcosa.” Poco dopo un ragazzo che era alla dance (al quale avevo preso la mano nel cerchio di chiusura) mi viene incontro dicendomi “E’ buono il cibo qua?” “Buonissimo,” Gli dico. “Ti consiglio la Chef’s Bowl”. Lo invito a sedersi con me. Resta e ceniamo insieme, ci conosciamo. Iraniano, vive a Vancouver, era un ingegnere ma ora organizza anche lui retreat di yoga e dance (il prossimo suo è in Nicaragua), perché è molto dentro la contact dance e la integra nei suoi retreat. Sta viaggiando alcuni mesi, ma mi dice di come anche lui si senta bene a Bali, di come la sua anima si senta a casa. E’ bello incontrare anime simili. E’ bello essere curiosi, provare cose nuove, fidarsi di sé stessi e lasciare che le cose arrivino.
Tutto è sempre in ordine perfetto.





